CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE 2026-2027: PUBBLICATA LA NUOVA GUIDA DI APPROFONDIMENTO

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, ha pubblicato un nuovo documento di approfondimento dedicato al concordato preventivo biennale (CPB), con l’obiettivo di fornire chiarimenti operativi e aggiornamenti alla luce delle più recenti novità normative.  Dopo la prima applicazione del CPB nel precedente biennio, il legislatore ha confermato e riproposto anche per il biennio 2026-2027 questo strumento volto a favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari e a garantire maggiore certezza fiscale ai contribuenti che applicano gli ISA. Il concordato consente infatti di definire preventivamente con l’Amministrazione finanziaria il reddito imponibile e il valore della produzione netta rilevante ai fini IRAP per due periodi d’imposta, beneficiando di specifici effetti premiali e di una maggiore stabilità del carico fiscale.

1. Che cos’è il concordato preventivo biennale e chi può aderire? ↑

Introdotto dal Decreto Legislativo n. 13 del 12 febbraio 2024 e successivamente modificato e integrato, il concordato preventivo biennale è uno strumento che consente a imprese e professionisti di concordare preventivamente con il Fisco il reddito imponibile per due periodi d’imposta. L’istituto è rivolto ai contribuenti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e applicano gli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA). L’obiettivo è favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari attraverso una maggiore prevedibilità del carico fiscale. L’accesso al concordato tuttavia dipende dal rispetto di specifiche condizioni, tra cui l’assenza di debiti tributari o contributivi definitivamente accertati. È comunque possibile aderire quando, entro il termine previsto, tali debiti siano stati estinti fino a ridurre l’importo complessivo restante, comprensivo di interessi e sanzioni, al di sotto di 5.000 euro.

Requisiti di accesso e cause di esclusione dal concordato preventivo

La possibilità di aderire al CPB deve essere verificata alla luce delle condizioni previste dalla normativa. Tra le principali cause di esclusione figurano la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi in almeno uno dei tre periodi d’imposta antecedenti, quando obbligatoria, e determinate condanne per reati tributari, societari o altri reati espressamente individuati dalla legge. Ulteriori limitazioni riguardano i contribuenti che, nell’anno precedente al biennio concordatario, abbiano conseguito redditi esenti, esclusi o non imponibili in misura superiore al 40% del reddito derivante dall’attività d’impresa o professionale. Sono inoltre previste specifiche condizioni ostative in presenza di operazioni societarie straordinarie, modifiche della compagine sociale e, per i professionisti, situazioni che richiedono il coordinamento dell’adesione tra soci e strutture associate. Una novità introdotta dal ecreto Legislativo n. 148 del 7 agosto 2026 riguarda gli effetti dell’adesione in assenza dei requisiti richiesti o in presenza di cause di esclusione. In tali circostanze, l’adesione è priva di effetti, senza configurare una fattispecie di decadenza dal concordato. La distinzione è rilevante perché le cause di cessazione e decadenza intervengono invece successivamente all’adesione e sono soggette a una disciplina differente.

2. Effetti del concordato preventivo biennale 2026 e 2027 ↑

L’adesione produce effetti per un biennio, riguardando i periodi d’imposta 2026 e 2027 e può essere esercitata mediante il modello CPB secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate. Per il biennio attualmente interessato, l’adesione o l’eventuale revoca devono essere comunicate entro il 31 ottobre 2026. La guida approfondisce inoltre:

  1. requisiti di accesso e cause di esclusione;
  2. modalità di calcolo della proposta;
  3. effetti fiscali dell’adesione;
  4. cause di cessazione e decadenza;
  5. benefici premiali previsti in caso di rinnovo;
  6. ravvedimento speciale collegato al nuovo biennio concordatario.

Le novità normative

Tra gli aspetti di maggiore interesse nella guida, figurano i benefici aggiuntivi riconosciuti ai contribuenti che rinnovano l’adesione al concordato per un secondo biennio. In particolare, il documento evidenzia l’innalzamento da 70.000 a 100.000 euro della soglia per l’esonero dal visto di conformità nella compensazione dei crediti IVA e da 50.000 a 70.000 euro per i crediti relativi alle imposte dirette e all’IRAP. Sono previste ulteriori agevolazioni riguardanti i rimborsi IVA, i termini di accertamento e la possibilità di effettuare determinati versamenti rateali senza interessi. Un’altra novità riguarda il ravvedimento speciale collegato al rinnovo del CPB 2026-2027 che consente, nel rispetto delle condizioni previste, di regolarizzare i periodi d’imposta dal 2020 al 2023. Ciò mediante il versamento di imposte sostitutive determinate anche in funzione del livello di affidabilità fiscale del contribuente. Si tratta di disposizioni che richiedono una valutazione puntuale, poiché gli effetti del rinnovo e l’eventuale convenienza del ravvedimento dipendono dalle caratteristiche della singola posizione fiscale.

Concordato preventivo biennale: esempio di convenienza fiscale

Per comprendere concretamente gli effetti dell’adesione, è utile considerare un esempio basato sulla simulazione contenuta nella guida del CNDCEC e dell’Agenzia delle Entrate. Si ipotizzi una società a responsabilità limitata che abbia dichiarato un reddito d’impresa di 200.000 euro nel 2025, con un punteggio ISA pari a 8,5. Per il 2026 viene proposto un reddito concordato di 260.000 euro, mentre il reddito effettivamente conseguito nell’anno raggiunge 350.000 euro, comprensivi di una plusvalenza di 25.000 euro e di una minusvalenza di 10.000 euro. In caso di adesione, il reddito concordato viene rettificato tenendo conto delle componenti rilevanti, arrivando a 275.000 euro. Applicando l’imposta sostitutiva del 10% alla differenza di 60.000 euro rispetto al reddito di riferimento del 2025 e l’IRES ordinaria del 24% alla restante quota imponibile, il carico fiscale complessivo dell’esempio risulta pari a 57.600 euro. In assenza di adesione, l’applicazione dell’aliquota IRES del 24% al reddito effettivo di 350.000 euro comporterebbe invece un’imposta di 84.000 euro. La simulazione evidenzia quindi, nelle condizioni ipotizzate, un minor carico IRES di 26.400 euro in caso di adesione al concordato preventivo biennale. Si tratta tuttavia di un caso puramente esemplificativo: il vantaggio dipende dal rapporto tra reddito concordato e reddito effettivo, dalle componenti fiscalmente rilevanti e dalle condizioni specifiche del contribuente. Un risultato economico inferiore alle previsioni potrebbe, al contrario, rendere l’adesione non conveniente.

3. Il supporto dello Studio ↑

Il concordato preventivo biennale rappresenta un’opportunità che deve essere valutata caso per caso, tenendo conto delle caratteristiche specifiche dell’attività svolta, dell’andamento economico atteso e dei possibili effetti fiscali nel biennio di riferimento. CARAVATI PAGANI, Strategic Tax & Business Advisors, sta analizzando le nuove disposizioni e provvederà a individuare i Clienti per i quali l’adesione potrebbe presentare concreti profili di convenienza. Successivamente, le singole posizioni saranno approfondite insieme ai clienti interessati al fine di valutare, in modo consapevole e documentato, l’opportunità di aderire alla proposta formulata dall’Amministrazione finanziaria. Per ulteriori informazioni o per richiedere una valutazione preliminare della propria posizione, i nostri professionisti restano a disposizione.

In allegato il documento integrale pubblicato dal CNDCEC e dall’Agenzia delle Entrate.